L’educazione alle emozioni comincia dal primo giorno di vita.
Se ci pensiamo bene, quando veniamo al mondo, siamo tutti dotati di un corredo emotivo innato: le emozioni vivono e si accendono dentro di noi in modo spontaneo e automatico.
Il fatto è che probabilmente nella nostra vita non ci hanno insegnato l’importanza dell’ascolto, dell’autorizzarsi alle emozioni, l’importanza della comprensione degli opposti che coesistono, non ci hanno fornito gli strumenti per curare e amare noi stessi.
Eppure siamo sempre in tempo a farlo. È possibile ad ogni età. Ma soprattutto, abbiamo la grande opportunità di insegnare tutto questo ai bambini fin dalla nascita.
Quindi, quando iniziare a parlare di emozioni con i bambini?
Da subito.
Già da quando è piccolo si può iniziare a verbalizzare, a dare voce con le parole agli stati emotivi che immaginiamo possa provare il bambino.
Questo è possibile grazie all’empatia, alla capacità di mettersi nei panni del bambino, di entrare in sintonia con lui per cercare di comprendere e conoscere ciò che prova ad esprimere con gli strumenti che ha a sua disposizione.
Come genitori, noi siamo il modello dei nostri figli; come educatori e insegnanti, siamo il modello dei nostri alunni. Questo significa che noi per primi non dobbiamo nascondere le nostre emozioni ma anzi parlarne, spiegarle, mostrarci nel nostro essere umani.
Come sempre, prima di tutto il lavoro che dobbiamo fare è su noi stessi.
È importante non etichettare le emozioni come belle e brutte, buone e cattive. Ogni emozione è perfetta così com’è, quello che possiamo fare è accoglierla e comprendere cosa ci sta dicendo, cosa può insegnarci.
Dobbiamo imparare che le emozioni possono coesistere perché spesso si provano insieme: possiamo essere impauriti all’idea di fare qualcosa, ma al contempo emozionati.
Nel concreto come fare?
Quando crediamo che tutto questo lavoro sia inutile o troppo complicato, poniamoci questa domanda: che adulti saremmo oggi se ci avessero educati alle emozioni fin dal primo giorno di vita?
Se ti va di condividere con me cosa ne pensi, ti ascolterò con piacere.